sabato 8 novembre 2008

Paint the white house in black!


M'Obama o non M'Obama?
In questi giorni ho passato un po' di tempo ad immaginarmi una vignetta di forattini in cui Obama viene rappresentato intento a ripitturare la facciata della White House, in mano un barattolo di vernice nera e un grande pennello...
L'America, anzi gli Stati Uniti d'America come il buon Barack non ha mancato di sottolineare nel suo primo discorso da presidente in pectore, ci dimostra come, ogni qual volta la si dia per spacciata, stancamente sdraiata su un divano tanto middle class, possa trovare al suo stesso interno una forte linfa rigeneratrice capace, come nel più tipico b-movie, di far ritrovare all'eroe la diritta via sì tanto smarrita.
Riuscirà Obama ad affrancarsi dalle posizioni prone alle lobby che tanto spesso abbiamo visto negli ultimi otto anni? L'elemento che produce fiducia è la grande partecipazione popolare al finanziamento della campagna elettorale che dovrebbe rendere maggiormente difficile alle grandi corporation andare a battere cassa a Washington, forti del sostegno garantito in campagna elettorale.
Bella forza, direte voi... l'antagonista di Obama era McCain... Non avete tutti i torti, miei piccoli lettori. Obama è però riuscito a rimarcare quali erano le differenze sostanziali che differenziavano la sua candidatura da quella del suo avversario repubblicano: via dall'Iraq quanto prima, sostegno alle energie rinnovabili (contro la proposta inqualificabile di aprire 45 nuovi reattori nucleari di McCain), abbattimento del 70% delle emissioni di CO2 in atmosfera entro il 2050, chiusura del carcere di Guantanamo... potrei continuare.
Obama ha descritto come vede il futuro del paese, come intende portarlo in quella direzione. Veltroni in Italia ha fatto la campagna elettorale con il braccino, non smarcandosi mai nettamente dal "maggiore esponente del partito di centro destra"... Nel tempo netto in cui Veltroni utilizzava quella cortese perifrasi Silvio B. (per la legge della privacy e per somiglianza con Melissa P.) lo aveva già copiosamente infangato, attirando sulle sue dichiarazioni quanta più attenzione possibile (*).
Che bello potersi ricredere sugli elettori americani che nel 2004, alla rielezione di Bush, avevo predetto essersi incamminati lungo il piano inclinato verso la sudditanza.

"Ich bin ein Berliner" diceva Kennedy più di quarant'anni fa, da martedì mi sento anche io un po' più giovane, abbronzato, ma soprattutto americano.


(*) Il sempre ottimo Daniele Luttazzi sotiene che Berlusconi è così egocentrico che ai matrimoni vorrebbe sempre essere lo sposo e ai funerali il morto.

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